Ricordiamo l’anniversario della fondazione di Milano,

facendo un giro lungo l’ellisse tracciata dai Celti 2.588 anni fa

 

 

 

L’appuntamento è in Piazza Belgioioso, ore 15,30

Libreria Primordia, via Piacenza, 20 = Milano = tel. 02/54.63.151

 

 

Circoambulazione del recinto sacro

Samhain era la festa più importante pressi i Celti e si volgeva nei giorni che separavano l’anno vecchio da quello nuovo: era un periodo favorevole, ideale per iniziare qualsiasi attività e in questa data va collocata la fondazione della nostra città.

Nel giorno dei natali di MILANO (Medhelanon) è nostra intenzione ripercorrere il “Recinto sacro”, che nel caso di Milano è un’ellisse. Girare in senso orario attorno ad un luogo sacro comporta l’attivazione delle caratteristiche originali, che gli antichi fondatori avevano dato al sito.

La definizione di un luogo sacro era anticamente compiuta con un’aratura rituale, spesso seguita da una semina simbolica di denti e dalle offerte alla divinità: la Madre Terra, trafitta dall’aratro.

Qualche volta il percorso circolare viene effettuato in senso antiorario, quasi per dare più enfasi alla cosa, operando con spirito di ribellione: noi oggi preferiamo muoverci nel verso più naturale, quello del sole nel cielo, per meglio cogliere una sensazione d’armonia. La nostra circoambulazione è sarà una sorta d’augurio, di prosperità e d’abbondanza per MILANO e -per i partecipanti- un risveglio alla fertilità ed alla gioia.  

Esistono numerose ipotesi sull’origine del nome di Milano: evidenziamo le quattro più interessanti.

La più nota vede nell’etimologia romano-gallica di Mediolanum una “terra di mezzo”.  L’interpretazione “in metà lana” è suffragata dal simbolo della scrofa semilanuta. Esiste anche una favola, secondo la quale la città -similmente a Roma- sarebbe stata fondata da due mitici eroi: Medo ed Olano, che però non vennero a lite per denominarla. Infine c’è la tesi di chi interpreta Medhelanon = “centro di perfezione”, vale a dire santuario: è quella che più si addice al territorio racchiuso dall’antico sacro recinto.

                                    

 

Il prossimo appuntamento: 11 nov. 2007

 

Modello… lontano dall’Oppidum celtico

La realtà protourbana preromana di Milano avrebbe potuto organizzarsi su nuclei distinti dispersi su vaste aree, come proposto per Comum Vetus.   ...          Gli scavi recenti, … non sembrerebbero contraddire tale modello, tanto lontano, va sottolineato, dall’immagine dell’Oppidum celtico, unitario e fortificato, che alcuni studiosi, senza il supporto del dato archeologico, hanno … accreditato per Milano.

Fonte: A. Arslan e D. Caporusso “I rinvenimenti archeologici degli scavi MM3, nel contesto storico di Milano” Scavi MM3   pagina 353

La mancanza di monumentali reperti non contrasta con l’esistenza di una sacra radura, cinta da una siepe di biancospini. Ovviamente, scavando dove c’era stato un bosco, non era il caso di aspettarsi grandi scoperte o pensare che fosse difeso da mura ciclopiche.

Alla luce degli ultimi elementi emersi, sembra confermarsi un modello di città che si è sviluppata attorno ad una zona-santuario, che aveva funzioni molteplici: religiose, militari, giudiziarie, amministrative, commerciali, ecc.

Considerazioni relative all’altimetria ed all’assetto viario, la vorrebbero nella zona dove ora è piazza della Scala.   La fondazione della città verrebbe a coincidere con la dedicazione del santuario, presumibilmente avvenuta nella data più propizia: l’inizio del calendario celtico, legato alla levata della stella Antares assieme al sole; cosa che cadeva attorno al 14 novembre.   Qualcuno ritiene che si sia voluto ricordare un evento eccezionale, come l’allineamento di tutti i pianeti, visto nel 583 a.C.: data in buon accordo con quella della fondazione della città, secondo il racconto di Tito Livio.

L’assetto viario del Settecento -e in parte quello attuale- ci permettono di individuare luogo e dimensioni della zona-santuario. 

 

Nessuna prova, ma ventun indizi

Mancano prove indiscutibili, ma numerosi indizi suggeriscono l’esistenza di un sito sacro dei Celti, attorno all’attuale Piazza della Scala.

Si tratta di ventuno indicazioni, di seguito ripartite, in base alla loro natura, che nel testo sono evidenziate con la sottolineatura ed il carattere maiuscoletto.

 

FONTE

PAGINE

N° totale

 

Archeologia

Archeastronomia

Topografia

Toponomastica

Tradizione

Indicative coincidenze

 

4

2

2

5

2

5

 

Sito Belgiojoso

Una pietra, al centro della piazza, riporta la scritta: “Sito Belgiojoso”.

L’ampio spiazzo, dal quale prende avvio il nostro giro, ha un nome bene auspicante: è attorniato da solenni palazzi e tanta quiete.

L’ellisse è ubicata nel cuore di Milano, tra il Duomo e via Montenapoleone: una zona ben nota per le molteplici e frenetiche attività che vi si svolgono. Tuttavia -con significativo contrasto- quasi tutto il percorso attorno ad essa è caratterizzato da vie tranquille e suggestive: fa eccezione il tratto presso la Galleria. Vogliamo immaginare che questa impronta di pace e serenità sia conseguente alla presenza di un antico sacro sito.

 

Palazzo Belgioioso

Il protagonista della piazza Belgioioso è il palazzo che le dà il nome, costruito dall’architetto di corte Piermarini, attorno al 1777, con ferme misure neoclassiche, anche se un po’ fredde. Guardando dalla piazza, attraverso le ampie finestre, è possibile intravedere un grandioso salone e ammirare grandi lampadari e splendidi affreschi.

Di fronte: il palazzo Besana del Piuri (ora proprietà Comit) che completa una cadenzata e serena sequenza di facciate neoclassiche.

 

 

Casa del Parini

Dove c’è il passaggio, tra Palazzo Belgioioso e Piazza Meda, fino al 1930 una lapide ricordava che lì era esistita la casa del Parini.

Il “giovin Signore”, personaggio non sempre accarezzato dai versi del “Giorno”, sarebbe stato il Belgioioso. Questi, con un gesto degno di lui, aveva voluto costruire una casa per il Parini. Manzoni, il poeta suo dirimpettaio, invece la casa se la comprò, sia pure a rate.

Su questo lato della piazza, oggi c’è un enorme disco di bronzo ramato, scolpito da Arnaldo Pomodoro, nel 1980.

 

 

Ad oriente: il tempio del Sole                            

 

 

 

Mediolanum, al momento dell’occupazione romana

 

 

 

 

 

 

A = Castello Sforzesco

B = Duomo

C = Foro Romano

1 = Terrapieno della città celtica

2 = Strada per Golasecca

3 = Strada per Bergamo

4 = Strada per Vercelli

5 = Ipotesi di collocazione per il Tempio “delle teste”

6 = Tempio del Sole

7, 8, 9, 10, 11 = Ipotesi collocazione altri edifici

12 = Stagno               13 = “Cantarana”

14 = Foresta planiziale

15 = Primo castrum romano

16 = Porta di collegamento tra i due insediamenti (poi Broletto)

17 = Via di Porta Romana

Fonte: Gilberto Oneto “Quaderni Padani” Gennaio 1997

In epoca romana, sul luogo dell’attuale chiesa di S. Babila, sorgeva un tempio dedicato -pare- ad Apollo. Un dio che amava particolarmente l’armonia e la bellezza. Fu poi S. Babila, vescovo milanese, a trasformare il tempio in luogo di culto cristiano. Nell’undicesimo secolo sorse l’originaria basilica, chiamata allora “Ad Concilum Santorum” perché antico punto di raduno dei credenti.

Fonte: A S. Babila…. Indicazione in sito, del Comune di Milano

Il nostro giro parte dal punto più orientale dell’ellisse. Poco oltre, in questa stessa direzione, era collocato un tempio dedicato ad una divinità solare; si trovava nell’attuale piazza S. Babila, come documenta un simbolo sul basamento del monumento.   In questo luogo fu poi eretta la famosa porta Orientale: si noti “orientale rispetto al santuario celtico”; in relazione alla città romana, si troverebbe a nord/est.

     

S. Babila

Dalla Piazza Meda, guardando ad est, è visibile piazza S. Babila, dove una colonna sostiene un leone di pietra: nell’antichità c’era un tempio, dedicato ad Apollo; qui si trovava anche la Porta Orientale. Nel sedicesimo secolo, essa venne ricostruita in zona più periferica, mantenendo lo stesso nome; mutato poi in “Porta Venezia”.

 

 

 

 

 

 

La colonna del leone

La colonna è opera di Giuseppe Robecco, del 1626.Il leone sulla colonna, è l’emblema araldico del sestiere di Porta Orientale: leone rampante nero, su campo bianco. Venne ridotto a pezzi durante il bombardamento del 7 agosto 1943; fu allora raccolto, pazientemente ricomposto e ricollocato sulla sua antica colonna: ma la coda non fu più ritrovata e il povero felino ha un aspetto molto mesto.

 

 

 

 

La libreria Hoepli

La libreria Hoepli ha la sede nell’omonima via. Librerie come queste, conservano le antiche tradizioni; già un tempo, erano considerate cenacoli dell’arte e della cultura. Chiunque può entrare e sfogliare i volumi, prendendo una rapida visione delle vecchie edizioni e delle novità degli ultimi premi letterari.

 

 

Palazzo Marino

Oltre la piazza S. Fedele (col monumento a Manzoni) si vede il retro del palazzo Marino, che ha il fronte su piazza della Scala.

Fu eretto da Galeazzo Alessi, per conto del commerciante genovese Tommaso Marino. Trasferitosi a Milano nel periodo della dominazione spagnola, egli accumulò in breve favolose ricchezze, con l’appalto delle gabelle.

 

 

 

 

Via Agnello

Fin da tempi antichissimi, la via ha assunto questo nome da un rudimentale bassorilievo raffigurante un agnello, ora sistemato al civico num. 19.

Procediamo a zigzag: qui non c’è quasi più traccia dell’antica ellisse, soprattutto a causa della ricostruzione seguita alle devastazioni belliche.

Via Agnello, situata radialmente rispetto a piazza della Scala volge in direzione est/sud-est. L’archeoastronomia ci dice come appariva il firmamento agli antichi Celti, quando scrutavano il cielo prima dell’alba in questa direzione.

 

               Il cielo, prima dell’alba                     

Cielo notturno come appariva

A Samain nel 500 avanti Cristo

(direzione est/sud-est)

Il metodo delle levate eliache è molto efficiente in quanto permette una valutazione indipendente ed univoca, entro qualche giorno, su un vasto territorio del periodo in cui una determinata festa doveva aver luogo.  Il giorno di levata eliaca, dipendendo dalla latitudine del luogo, varia di circa un giorno per grado di latitudine salendo da sud a nord nell’emisfero boreale.

Le levate eliache delle stelle potevano essere comodamente previste con notevole anticipo, il che rendeva facile iniziare per tempo i preparativi necessari allo svolgimento di una determinata festa.       …           …

Dalle nostre simulazioni che tengono conto di tutti i problemi connessi con il calcolo e la visibilità della levata eliaca delle stelle è risultato che Antares sorgeva con il Sole intorno al 16 Novembre, Aldebaran il 7 Giugno, Capella il 18 Marzo e Sirio il 25 Luglio.   Queste date sono riferite ad una latitudine tipica dell’Europa centrale, circa 47 gradi Nord, per il 500 a.C. e sono espresse rispetto al calendario Giuliano.

Fonte: A. Gaspani – S. Cernuti “L’Astronomia dei Celti”, Keltia Editrice Aosta, 1997

A conti fatti, a Milano (45° di latitudine) l’anno celtico iniziava due giorni prima, circa il 14 Novembre, una data che talvolta coincide con l’inizio dell’anno liturgico della chiesa ambrosiana.

 

Orientamento e calendario astronomico                

 

 

Visione ipotetica del santuario celtico nell’area di piazza della Scala, sono indicate le levate eliache di Capella e di Deneb a NE, d’Antares a SE, dei solstizi d’inverno e d’estate, secondo le rilevazioni di S. Cernuti e A. Gaspani.

L’asse da via Boito in direzione via S. Raffaele coincide con la direzione della levata eliaca d’Antares nella costellazione dello Scorpione, ossia col punto dove l’astro faceva la sua comparsa nel cielo prima del sorgere del sole durante la festa di Samain.

Questa festa era la principale dell’anno celtico perché segnava la fine dell’anno e l’inizio dell’anno nuovo, con un intervallo fuori del tempo in cui gli esseri umani venivano in contatto con l’altromondo, il sid.   Nel VII - VI secolo a.C. la levata eliaca di Antares si verificava intorno all’11 novembre, rimasta nel calendario cristiano come “estate di S. Martino”.

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum”  Milano, 1998

Da quanto sopra si può dedurre che l’anno celtico iniziava attorno al giorno di S. Martino, come fino a poco fa avveniva anche per l’annata agraria.

 

Angoli

Osservando le piante sette-ottocentesche della città, l’ellisse non è ben delineabile. Si nota però la differenza della struttura viaria tra l’area dell’ellisse e il resto della città, evidenziata dagli angoli netti che alcune strade formano sulla presumibile linea dell’ellisse. La ricostruzione che mi è sembrata migliore considera l’asse minore dell’ellisse coincidente col cardo, e l’asse maggiore passante per gli sbocchi sull’ellisse delle vie Lauro e Agnello. La lunghezza dell’asse maggiore è determinata dalle intersezioni con la Via Boito e con la breve via che collega via Marino a via Agnello. La lunghezza dell’asse minore dall’intersezione con la Via S. Protaso e con lo sbocco di via Morone. L’asse maggiore risulta di 400 metri circa e quello minore di 360 metri circa.

Fonte: Carlo Frison “Confronto tra Vicenza paleoveneta e Milano Celtica”, in “Quaderni Padani” Luglio 1999

 

Via S. Raffaele

Anche in Via S. Raffaele non è facile ravvisare il contorno dell’ellisse; ma la direzione della strada suggerisce l’esistenza di una traccia ad essa perpendicolare, che è appunto il contorno scomparso: la cosa si ripete per le vicine vie Agnello e S. Radegonda, tanto che è possibile ricostruire la curvatura dell’antica struttura.

 

Chiesa di S. Raffaele

La chiesa risale al decimo secolo, ma fu ristrutturata da S. Carlo; è caratterizzata dalle teste barbute d’erme colossali, che corrispondono alle tre navate interne. L’edificio si trova in un’area di feroce sfruttamento edilizio ed è periodicamente minacciata dalla speculazione, fin dal 1902, quando si temette la distruzione a favore dei vicini Magazzini Bocconi (ora: “la Rinascente”).

 

La Galleria

Il tradizionale “salotto di Milano” rappresenta il centro d’ogni manifestazione della vita cittadina; nei suoi ristoranti hanno fatto circolo i più bei nomi della letteratura e del giornalismo. Più di cent’anni fa, il grosso complesso denominato “coperto del Figini” fu abbattuto dall’architetto Fabio Mengoni per costruire la Galleria. Ogni traccia dell’antica ellisse -fonte di pace e serenità- fu cancellata. Alla vigilia dell’inaugurazione, il progettista morì, dopo un volo di 50 metri: qui infierirono i bombardamenti aerei durante il secondo conflitto mondiale.

 

Solo le corna

La Galleria è a forma di croce. L’asse maggiore va da Piazza della Scala alla piazza del Duomo, l’altro è in direzione est-ovest; su quest’ultimo –nella direttrice di Torino- troviamo un mosaico raffigurante un toro.

 

È costume dei milanesi (e non solo) fare una rotazione, tenendo il tacco della scarpa fisso sul basso ventre del toro: si dice sia di buon auspicio, fonte di ricchezza e fecondità. Forse è solo una superstizione, ma è tanto radicata, che potremmo metterla in relazione con una sorta d’energia positiva, emanata dal sacro recinto che percorriamo. Nel vano tentativo di contrastare l’usanza, trent’anni fa il mosaico venne rifatto, nella zona più usurata; l’animale divenne un bue e di toro sono rimaste solo le corna.

Più di cent’anni fa, in questo punto si trovava una via dal curioso nome: Due Muri.

 

Via Due Muri

Nel 1928 A. Colombo aveva suggerito che il centro pre-romano andava cercato nell’area intorno alla Scala per motivi più che altro toponomastici: via dei Due Muri si riferiva forse ai muri affiancati, della area pre-romana e della successiva città romana.

 

Leopardi

 

 

 

Una lapide ricorda che qui dimorò Giacomo Leopardi. Il suo nome si aggiunge a quello d’altri importantissimi poeti che vissero e lavorarono presso il nostro percorso: Parini, Monti, Foscolo e Manzoni. Nell’Ottocento l’energia positiva del sacro recinto favorì le lettere e le arti: pensiamo anche a Verdi e alle altre menti sublimi che presentarono le loro melodie alla Scala.

 

GIACOMO LEOPARDI

In una casa che già sorgeva su quest’area dimorò

………

 

 

 

 

 

Lo scavo di Via T. Grossi

… non essendo stato rinvenuto in generale materiale antecedente al II sec. a.C., è molto improbabile che il sito fosse stato occupato prima di tale data. Si propone la seguente datazione: costruzione di un edificio nel primo secolo a.C.

L’area era forse all’esterno dell’insediamento pianificato più antico, ma venne inglobata dalla città quando vennero costruite le mura tardorepubblicane.

Fonte:   D. Perring “Lo scavo di via T. Grossi” Scavi MM3   pagina 215.

Lo scavo è stato effettuato per creare un foro d’aerazione per la metropolitana: è profondo 18 metri ed ha permesso un’accurata analisi stratigrafica; un altro pozzo si trova all’estremità opposta dell’ellisse, in Via Romagnosi, ed uno ancora più a nord, in via Croce Rossa.

L’azienda della Metropolitana milanese ha pubblicato una ricca documentazione.

 

 

 

 

Altimetria e insediamenti                            

 

 

Di grande importanza è l’esame della situazione topografica e altimetrica del posto. La carta altimetrica con linee isoipsiche di 50 cm ci permette di ipotizzare con buona approssimazione la situazione originaria del sito.

A = Castello Sforzesco

B = Duomo

C = Foro Romano

1 = Cardo antico

2 = Decumano celto-ligure

3 = Decumano romano

4 = Mura del primo castrum romano

5 = Terrapieno celtico

Fonte: Gilberto Oneto “Quaderni Padani” Gennaio 1997

Solitamente i luoghi più elevati, sono quelli più anticamente frequentati, in quanto il livello si accresce con i successivi apporti di materiali da costruzione, oppure perché i siti più alti sono i più idonei all’insediamento.   L’analisi altimetrica, suggerisce l’esistenza di un primitivo nucleo abitato dove ora è Piazza della Scala, in particolare sull’asse S. Margherita- Manzoni: solo il terrapieno del Castello à più alto, ma è stato innalzato artificialmente.

 

Andamento a forcella

(E’ interessante notare) lo strano andamento a forcella di una delle più antiche strade romane (II sec. a.C.), quella corrispondente all’attuale corso Vittorio Emanuele – piazza del Duomo – Cordusio – via Broletto, così insolito per le direttissime strade romane di pianura che non trovino impedimenti naturali. Osservando le piante di Milano fino alla costruzione della Galleria Vittorio Emanuele salta gli occhi come intorno alla piazza della Scala … vi sia effettivamente l’impronta di un’ellisse, divisa in due da via Manzoni - via S. Margherita. Le dimensioni sono di m 433 per l’asse maggiore e m 323 per il minore. Attorno a questa ellisse gli scavi che si sono succeduti dall’Ottocento ai giorni nostri non hanno fornito che scarsissimo materiale, il che porterebbe ad escludere che si fosse costruito almeno in età romana come nel resto della città.

La strada a forcella sembrerebbe ricalcare una più antica glareata celtica, in direzione verso Como da un lato e verso Bergamo dall’altro.  …

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum

In fondo a via S. Margherita si intravede il teatro alla Scala, oltre il quale è la via Manzoni; l’asse rappresentato da queste vie costituiva il cardo del primitivo insediamento urbano.

 

La “Scrofa semilanuta”

… una leggenda medioevale, riportata da vari autori tra cui Isidoro di Siviglia (560 – 636) tramanda che una “scrofa semilanuta”, probabilmente un cinghiale, avrebbe segnalato a Belloveso il sito dove doveva sorgere Milano: un rilievo con la scrofa semilanuta è visibile in uno dei pilastri del Palazzo della Ragione (il Broletto). Naturalmente la leggenda potrebbe nascere dalla somiglianza del toponimo con le parole per “(scrofa) semilanuta”:  “(sus) medio lanea”.

.… il cinghiale aveva un ruolo

importante nella simbologia celtica.

È un simbolo della classe sacerdotale.

 

Fonte: Marco Fulvio Barozzi,

“I CELTI E MILANO”

Guardando nella direzione del cardo, ma dalla parte opposta rispetto alla Scala, si vede l’emblema della scrofa semilanuta, rinvenuta in sito, nel 1233.

 

Sotto la banca

All’età augustea potrebbe risalire il muro di conglomerato di ciottoli di Via Filodrammatici, all’interno del santuario, che farebbe pensare ad una recinzione della parte più sacra nel nemeton.   Sarebbe di grande interesse riuscire a datare e spiegare gli oggetti non meglio precisati della seconda Età del Ferro ritrovati in via S. Protaso, sotto la Banca Popolare di Novara, costruita a ridosso del nemeton.

 

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum”

 

Le banche

L’area dell’antica ellissi è poco meno di mezzo chilometro quadrato. Sembrerebbe incredibile, ma in così poco spazio si trova la sede di tutte le principali banche milanesi, alcune di primario interesse nazionale; i loro nomi storici: Commerciale, Cariplo, Ambrosiano, Mediobanca.

Si deve concludere che negli ultimi cento anni, dominati dalla finanza, l’energia positiva del sito ha sostenuto e favorito questo settore economico.

 

Ambroveneto

Il palazzone che, all’angolo di via Clerici con S. Dalmazio, è stato costruito tanto alto, con buona pace di tutti i regolamenti edilizi è l’antica “banca di pret”. Funzionava già nel 1601, offrendo un servizio di conto corrente a tasso zero: l’operazione non cadeva quindi sotto quelle gravi condanne che, sia pur solo a parole, le norme canoniche prevedevano per l’usura.

 

 

 

 

Un evento eccezionale                           

Ammesso che la forma ellissoidale intorno a piazza della Scala rappresenti un medhelanon e che l’orientamento coincida con le posizioni astronomiche delle feste più significative celtiche, resta da capire il motivo della fondazione di un santuario in un luogo neppure tanto vicino ai due centri più abitati di Golasecca e Como.   Perché improvvisamente si decida di fondare un santuario occorre una ierofania, un evento strabiliante che deve rimanere per sempre a ricordo dell’accaduto. Nel 582 a.C. si verificò nell’emisfero settentrionale per ben due volte nell’arco di un mese (21 luglio e 19 agosto del calendario giuliano) l’allineamento di tutti i pianeti lungo la coordinata 280° WNW, coincidente con il nostro asse dell’ellisse in uscita da via del Lauro.

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum

 

 

Cielo visibile da Milano, il 21 luglio dell’anno “-582”, con l’allineamento dei pianeti.

La data della fondazione del santuario, sarebbe prossima a quella che gli storici suggeriscono per l’arrivo dei Galli di Belloveso.

 

Le mura attraversano l’ellisse

 

 

Collocazione ipotetica dell’ellisse di Milano, rispetto alle primitive mura, confrontata con i resti della Milano Romana e Paleocristiana.

Le mura possono essere state tracciate nel sacro recinto, perché non c’erano importanti edifici e quindi non sussistevano ostacoli alla costruzione.

 

Via del Lauro

La Via del Lauro è caratterizzata da palazzi sontuosi, ma un po’ austeri. Il suo nome può derivare, per taluni da una “domus laureae”, aula o tempio dedicato alla Vittoria. Per qualcun altro, l’origine può tranquillamente dipendere da una bella ed odorosa pianta prospiciente.

Gli importanti reperti archeologici erano addossati alle mura urbane d’Augusto, dal percorso identico all’attuale via: si trovano nel garage sotterraneo al civico num. 7 e nell’atrio dello stesso palazzo.

 

 

Un’ipotesi inquietante

(è forse probabile che i Romani abbiano voluto infliggere agli Insubri) una punizione umiliante che li colpisse nei loro sentimenti sacri. In questo senso si può ipotizzare la distruzione dei templi della cittadella col passaggio delle mura attraverso l’ellisse.

Non molti anni dopo la costruzione delle mura, nel tratto lungo la Via Lauro venne addossata in età claudia un’aula destinata forse al culto imperiale. … Io vorrei supporre che dopo la distruzione della cittadella sacra, i vincitori abbiano voluto sostituirvi nelle vicinanze un culto romano per completare l’abbattimento morale del temibile avversario. …

Fonte: Carlo Frison “Confronto tra Vicenza paleoveneta e Milano Celtica”, in “Quaderni Padani” Luglio 1999

 

 

Circolo Filologico

 

 

 

 

 

 

 

Il sodalizio è nato con programmi ambiziosi, sull’esempio dei grandi club esteri. In questi locali hanno dato lustro i più bei nomi della cultura milanese degli ultimi cento anni.

 

IL CIRCOLO FILOLOGICO MILANESE

Fondato nel 1872

Eretto in ente morale nel 1905

Qui trasferì la sede nel 1907

 

 

 

 

 

 

Una piazzetta inaspettata

La chiesa di S. Giovanni alle Quattro Facce, costruita dal Richini nel 1631 e demolita nel 1796, prospettava quella piazzetta che ancor oggi, quasi inaspettatamente per chi ci arriva, allarga la stretta via dedicata ad Arrigo Boito. Memorie scritte dell’esistenza di questa chiesa risalgono al 963.

La piazzetta è ben evidenziata dalle mappe del Catasto Teresiano.

 


 

Il Catasto Teresiano

 

Mappa derivata da quelle catastali, disegnate per il censimento di Maria Teresa: è stata fatta dal monaco Mauro Ferrari, intorno al 1784.

S’individuano, in particolare:

la corsia dei Due Muri, che evidenzia un tratto scomparso dell’ellisse

la piazzetta davanti alla chiesa di S. Giovanni alle Quattro Facce, all’estremità dell’asse maggiore la chiesa di S. Maria del Giardino, che ha alterato il contorno del sacro recinto.

Quattro facce                                                 

Le Quattro teste scolpite del santuario di Entremont (Provenza)

 

 

Nell’insediamento antico si trovavano numerosi … punti importanti.

All’ingresso nord/ovest, verso Golasecca, c’era probabilmente il tempio dove venivano conservate le teste dei nemici caduti in combattimento: era usanza celtica esporre alle porte dei centri urbani teschi incastonati in pilastri di pietra (come a Roquepertuse) oppure più frequenti riproduzioni scultoree (come in figura).

Una presenza del genere ha probabilmente lasciato una traccia nella denominazione della chiesa di San Giovanni alle Quattro Facce che si trovava sul luogo.

 

Fonte: Gilberto Oneto “Quaderni Padani”

Gennaio 1997

La chiesa di S. Giovanni alle Quattro Facce è indicata col numero N° 199 sulla pianta del Seiller e si trovava dove ora è la Via Boito.
 
… oppure Giano quadriforme?

Lungo l’asse, guardando da via del Lauro si ottiene un altro punto astronomico significativo: il tramonto del sole a Beltane, la festa dei fuochi, che nel VI secolo a.C. cadeva attorno al 6 giugno. In questo stesso punto si segnalò in età romana il tramonto del sole al Solstizio d’Estate con l’erezione dell’arco di Giano quadrifronte

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum” Milano, 1998

 

 

Le chiese del settecento a Milano              

 

 

Fonte: Pianta di Milano incisa da J. G. Seiller (da S. Lattuada, “Descrizione di Milano”, Milano 1737), [sulla quale abbiamo riportato l’ellisse].

Si nota una minuziosa descrizione dei luoghi sacri, numerosissimi a quei tempi; sul contorno dell’ellisse celtica, abbiamo quelli individuati dai codici: 299, 212, 211, 249, 251, 250, 248, 247, 6, 4, 3, 201, 200, 209; all’interno, quelli numerati con: 208, 220, 252, 253, 254, 255, 207.

Esistevano ben 21 luoghi sacri, con una concentrazione certamente non casuale, forse spiegabile pensando ad una tradizione religiosa attorno all’ellisse celtica, poi recepita e fatta propria dal cristianesimo: tra le poche chiese oggi rimaste: S. Raffaele e S. Giuseppe. Si noti che nel settecento l’ellisse era riconoscibile anche nel tratto più meridionale, che è stato poi distrutto, per far posto alla Galleria Vittorio Emanuele.

 

Chiesa di S. Giuseppe

Ricostruita nelle severe forme attuali dal Richini, tra il 1607 ed il 1611 (vale a dire poco prima che la peste del cardinal Federico dilaniasse la città), fu chiusa al culto nel 1784; riaperta nel 1809, divenne nel 1874 di proprietà della Cassa di Risparmio.

La chiesa di S. Giuseppe, è una delle poche rimaste (nel settecento erano più di venti); un tempo dava il nome alla contrada: oggi denominata Via G. Verdi.

 

 

Altre corna

L’antica contrada di S. Giuseppe fu ribattezzata dai sanculotti del ’96 -col loro sottile umorismo- “del Cornuto”; il malvezzo perdurò (forse con altro riferimento), finché le fu dato il nome del grande musicista.

Nella casa di fronte alla chiesa, abitò e morì Vincenzo Monti, trasferitosi più che rapidamente da Roma, timoroso delle tensioni politico-letterarie che si levarono contro di lui. A consolarlo intervenne il focoso Foscolo, troppo interessato ammiratore della giovane Teresa Pikler, attrice con occhi neri e chiome corvine, moglie del vecchio Monti.

Un sonetto maligno, circolante tra i soliti amici, parlava di una “cornuta lira”.

 

Via Andegari: etimologia incerta

Nel 1928 A. Colombo aveva suggerito che … la via Andegari ricordava il nome del biancospino, pianta sacra …

Il biancospino poteva formare una siepe di separazione attorno alle aree sacre, ma l’etimologia di Andegari da andeghée richiama più il termine “an-dee”, ossia “non-dei”, che indicava tutto ciò che stava fuori dal nemeton.

Fonte: M. G. Tolfo “Medhelanon – Mediolanum”, Milano, 1998

La via ha preso origine dal nome di un’antica famiglia che qui abitò.   Altri però sostengono che il nome Andegari derivi dalla voce celtica andeghée, cioè biancospino, la cui pianta a cespugli recintava in tempi remoti tutta la via, secondo l’uso tradizionale celtico.

Fonte: Le vie di Milano, Ediz. Il mondo positivo.    Milano, 1986

Il termine dialettale “andeghée” indica i nostalgici, lodatori del tempo passato.

 

La Ca’ de Sass

“Casa di sasso” è l’affettuoso nome col quale i milanesi chiamavano la sede della Cariplo: quasi a sottolineare la solidità dell’istituto. Forse la prestigiosa banca deve la sua fortuna anche all’energia positiva del sito dove è ubicata. La monumentale costruzione fu iniziata nel 1861, rivoluzionando la topografia del quartiere. Durante gli scavi per le sue fondamenta vennero rinvenuti cospicui avanzi della chiesa e del convento longobardo di S. Maria d’Aurona, fondato nel lontano 740 al margine delle mura romane che ergevano ancora i loro spalti.

 

 

La fontana dei tritoni

Il leggiadro prospetto della fontana è simile a quello di un piccolo tempio classico; le statue muliebri sono di Salvatore Saponaro (1928): rappresentano rispettivamente il Risparmio e la Beneficenza e simboleggiano le antiche tradizioni di una delle più prestigiose banche milanesi.

La scritta recita:

“SACRUM SIT AES PVBLICUM

TUTE SERVARE

MUNIFICE DONARE”

(il pubblico denaro sia cosa sacra:

va conservato scrupolosamente,

va donato con munificenza).

 

 

 

La zona di via Manzoni

Lo scavo di via Romagnosi

Lo strato di limo argilloso sembra indicare un’area aperta, presumibilmente una zona agricola esterna al perimetro della città romana, allineata lungo l’asse del cardo massimo. Rimane invece incerta l’interpretazione di una grande buca, mentre un’altra potrebbe essere considerata una sepoltura. La ceramica contenuta suggerisce una datazione a età augustea.

Lo scavo di via Croce Rossa

 (Utilizzata) sia come area sepolcrale sia come area di insediamento artigianale per la lavorazione finale del rame e la fusione del bronzo. … Entro la metà del I sec. d.C. venne a cessare l’attività artigianale mentre proseguì, sempre sulla sponda Sud del canale, un’intensa attività di discarica … che indica la presenza nelle vicinanze di edifici residenziali. Successivamente abbandonata; con la ripresa della città e la costruzione delle nuove mura di Massimiano è documentato l’ampliamento dell’alveo del Seveso, fino alla larghezza di 10 m.

Fonte:   “La zona di via Manzoni” Scavi MM3   pagina 353

Lo scavi di due pozzi della metropolitana confermerebbe che nell’area dell’ellisse (tra il pozzo di via T. Grossi e quello di via Romagnosi) non ci fu  attività artigianale o sviluppo residenziale, fino all’età augustea; forse era un grande giardino, recinto da biancospini? Lo suggerisce anche il nome di Corsia del Giardino  dato alla principale via (oggi: via Manzoni).

 

Pozzo Romagnosi

Gli scavi effettuati per questo pozzo evidenziano che al tempo dei Celti, l’area aveva solo un utilizzo agricolo. In periodo romano qui passava il cardo e solo alla fine del I secolo d.C. fu

costruito un primo edificio.

 

 

 

Discontinuità Romagnosi- Morone           

Lo scavo dell’area di Via Romagnosi angolo via Manzoni, dell’estensione di mq 100 circa, è stato effettuato nei mesi di luglio ed agosto 1988, in occasione della costruzione di una presa d’aria della MM3.    …

L’area presenta notevole interesse dal punto di vista archeologico, essendo situata lungo il tracciato del cardo massimo (Via Manzoni) fuori dalle mura di età tardo repubblicana, ma all’interno dell’ampliamento voluto da Massimiano (fine III – inizi IV secolo d.C.).         …

Purtroppo la costruzione della chiesa di S. Maria del Giardino nel XIV secolo (ed in particolare una grande tomba ad essa pertinente) e successivamente l’apertura della Via Romagnosi nel 1872, con la demolizione della chiesa aveva già parzialmente distrutto la stratigrafia.

L’area di Via Romagnosi secondo la mappa di Carlo VI e Maria Teresa d’Austria (1751)

e lo scavo RO’88

per la MM3

 

 

 

 

Fonte: P. Blockley e D. Caporusso “Lo scavo di via Romagnoli”, MM3

Il tratto di via Romagnosi, in prossimità di via Manzoni, mal si raccorda con via Morone. Un tempo il percorso era un arco continuo di ellisse e seguiva l’esterno della chiesa di S. Maria del Giardino (N° 251), che era appena all’interno dell’antico tracciato, mentre una vicina chiesa era esterna ad esso (N° 249).

Il termine di “Corso del Giardino” (ora via Manzoni) fa pensare ad un’area destinata a verde. Senso del religioso e attenzione alla vegetazione sono due ricorrenti caratteristiche del sito.

     

 

Via Morone

La strada è quieta e raccolta, chiusa come una parentesi tra le vicine arterie fragorose: sembra ferma nel tempo. C’è una curva (a sinistra) per raccordare la strada che usciva da S. Maria del Giardino con la curva dell’ellisse

(verso destra).

 

Casa del Manzoni

In fondo a Piazza Belgioioso la casa che fa angolo con Via Morone, abbellita con decorazioni in terracotta, porta una lapide, per ricordare che vi abitò sessant’anni, fino alla fine, il Manzoni. Il poeta aveva acquistato la casa nel 1813.

Oggi lo stabile è sede di un museo, dove si conserva lo studio con la scrivania ed i mobili del grande scrittore milanese. Ogni cosa nello studiolo è rimasta immutata nel tempo: sono commoventi gli occhiali ancora deposti sullo scrittoio, con l’asciugapenne, il fermacarte a forma di libro e altri oggetti.

Commovente è soprattutto il semplice caminetto, con le sue poltroncine consunte e i suoi attrezzi collocati come se qualcuno, da un momento all’altro, dovesse entrare per accendervi un bel fuoco.

 

Il centro del recinto

La circoambulazione è terminata. Per raggiungere piazza della Scala, centro dell’ellisse, basta percorrere via degli Omenoni, poi via Caserotte. Tenendo a sinistra la chiesa di S. Fedele e Palazzo Marino e a destra la sede della Banca Commerciale Italiana, abbiamo di fronte il famoso Teatro.

 

Chiesa di S. Fedele

Il nome ufficiale è: “Santa Maria della Scala in S. Fedele”. Duecento anni fa, la chiesa al centro dell’ellisse fu prontamente demolita (per costruirvi il teatro) e l’immagine della Madonna fu qui trasferita, assieme alle tarsie del coro.

 

Teatro alla Scala

Nel punto che i Celti chiamavano “centro di perfezione” c’è il Teatro alla Scala: il più celebre del mondo, per la perfezione dei suoi spettacoli e la gloriosa tradizione.

Fu costruito dal Piermarini nel 1776-78, dove sorgeva l’antica chiesa di Santa Maria della Scala.

La nuova tinteggiatura, con un colore tendente al rosa, è stata accolta con qualche perplessità: sembrava più solenne il classico giallo teresiano.

 

“alla” o “della” Scala?

La dicitura corretta suona: “Piazza della Scala” e Teatro alla Scala”, denominazione derivata dalla preesistente idilliaca chiesuola eretta dalla carità di Regina della Scala, consorte sfortunata del truce Bernabò Visconti. Ma, ma … Ci sono due “ma”. A Milano era inusuale chiamare un tempio col nome di chi lo volle; erano invece frequentissimi gli appellativi che si riferivano a manufatti in loco.

Sappiamo inoltre che una famosa incisione di Marc’Antonio Dal Re riproduce la chiesa con un rialzo del terreno del quale “non è chiaro il motivo dell’esistenza”. Certamente c’era da secoli. Si potrebbe pensare ai resti di una scalinata, una scala.

Questo suggerisce un suggestivo accostamento: nel recinto sacro celtico dell’acropoli di Zavist (Praga) si trova una torre in pietra, alta quattro metri, dove i Druidi eseguivano osservazioni astronomiche.

 

BUON COMPLEANNO, MILANO

 

Ricordiamo l’anniversario della fondazione di Milano,

facendo un giro in senso orario lungo l’ellisse

tracciata dai Celti.

Partenza da piazza Belgioioso, i numeri nel cerchietto indicano

i punti di sosta suggeriti, illustrati nel testo.